Molte lune sono passate, la mia vecchia strada e i miei vecchi sogni sono già un vecchio ricordo dietro alle mie spalle. Ma è sempre la stessa strada, evoluta in qualcosa di nuovo e di diverso. Ora viene più focalizzato il Bushido, il Tao Te Ching, ed altre varie "vie", ma come si nota che ci sono incongruenze tra ideologia cinese e giapponese, sono idee in conflitto che albergano nella mia mente e raffiorano ogni volta che pratico un arte, sin dal saluto, il saluto è l'essenza del rispetto ed il rispetto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, lo sarebbe anche il valore dell'arte marziale. Pure quando si entra nel dojo dell'Hana-Wa Ni, Dōjō è un termine giapponese che significa etimologicamente luogo "jō" dove si segue la via "dō", è sempre strano.. In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del Bujutsu, (denominazione giapponese di un'insieme di sistemi di combattimento, simile all'esercizio militare) che durante il periodo Tokugawa fu influenzata dalla tradizione Zen, perciò è a tutt'oggi diffuso nell'ambiente delle arti marziali. Come si vede dalle notizie che la rete e wikipedia ci forniscono, non sono solo le mie idee s'intrecciano, anche le tradizioni che durano millenni percorrono la stessa "via" aggrovigliata.. Nelle lezioni che svolgo, mi rimane sempre un punto di domanda, il saluto. Il saluto Rei, è un importante aspetto del modus vivendi orientale, è «la norma più importante della vita sociale secondo il confucianesimo» ricordando che Confucio era cinese
; può esser identificato con la ritualità ed in particolar modo con l'etichetta e la cortesia da cui deriva la parola reigi. Per estensione rei ha assunto il significato di ringraziamento, saluto e - nello specifico - inchino. Il rei è un concetto fondamentale per tutte le arti marziali di origine giapponese in quanto espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità. Il rituale del saluto è semplice nella sua forma esteriore, ma molto complesso nel suo aspetto interiore; è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal maestro. Credo che ai miei allievi gli mostro la via giusta quando vengono da me. Se non è così illuminatemi dove sono impreciso e consigliandomi la maniera giusta. C'è una cosa che non costringo i miei allievi, il rito del soji: anticamente gli allievi, usando scope e strofinacci, pulivano l'ambiente, lasciandolo in ordine per i succesivi allenamenti. Tale gesto è il simbolo della purificazione del corpo della mente e dello spirito: i praticanti si preparano ad affrontare il mondo esterno con umiltà, dote necessaria per apprendere e per insegnare l'arte marziale. La via è complessa, piena di domande che non avranno risposta, ma che dovrò trovare assolutamente una soluzione usando il wu wei, scopo primo è il mantenimento di un perfetto equilibrio, o allineamento con il Tao, e quindi con la natura. Il significato letterale è quindi senza azione o meglio, azione razionale, ma paradossalmente "wei wu wei" "azione senza azione". Chi come me segue certe vie, non può certo non scontrarsi col pensiero confuciano infatti il concetto del wu wei è probabilmente suo che lo associa all'acqua che ne rende perfettamente il concetto. Anche se l'acqua è leggera e debole, essa ha la capacità di erodere lentamente la roccia. L'acqua è compatta e rimane sempre uguale a sé stessa, a differenza del legno, la pietra o qualisasi altro materiale che può essere suddiviso in pezzi. Essa può tuttavia riempire qualsiasi contenitore, assumere qualsiasi forma, andare dovunque,anche nei buchi più piccoli. Quando si suddivide in tante gocce, l'acqua ha ancora la capacità di riunirsi. Le parole saggie millenarie ci fanno ancora riflettere e pensare sulla vita del giorno d'oggi, e se pensiamo che in certi posti si vive ancora così il pensiero s'infittisce di domande. Ma dato che il corpo non può viaggiare in maniera così veloce in posti molto lontani, lo può fare lo spirito e la mente e portare in noi ciò che ci serve e da li progrediamo, come diceva Bruce Lee (Americancino).
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